27 novembre, 2016

Perchè la Legge sullo Stalking non funziona?


Un italiano su cinque è vittima di molestie insistenti, uno stalker su tre è recidivo e anche dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima.

E’ quanto emerge da una ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons). La ricerca, condotta su un campione di 9.600 persone dai 17 agli 80 anni, indica che il 70% delle vittime è costituito da donne e il 30% da uomini. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o ex partner, nel 5% un familiare, nel 15% un collega o compagno di studi, e nel 25% un vicino di casa.

E’ recidivo nel 30% dei casi. A preoccupare di più è il “numero oscuro” celato dietro ai dati ufficiali: “La maggior parte delle vittime – spiega l’Ons – non denuncia lo stalking, considerando quest’atto come qualcosa di simile al firmare la propria condanna a morte”. “Questa convinzione – rimarca l’Osservatorio – è dovuta a una generalizzata sfiducia verso le autorità (molti omicidi sono avvenuti dopo diverse denunce) e alla consapevolezza che lo stalker sia spinto a perseguitare da un profondo disagio psicologico, che la coercizione può solo peggiorare, se non affiancata a un percorso di risocializzazione e sostegno psicologico”...

Spesso sono soggetti insospettabili, che mantengono un buon contatto con la realtà ma in realtà sono dei manipolatori e bugiardi patologici. La violenza psicologica che attuano ai danni della vittima inizia in tempi insospettabili e sfocia nello stalking nel momento in cui quest’ultima decide di abbandonare la relazione. Il 20% degli omicidi ha avuto come prologo atti di stalking...
 
L’Osservatorio nazionale stalking sottolinea la ncessità di un percorso di “accompagnamento delle persone coinvolte in atti persecutori nel difficile percorso della separazione e dell’emancipazione affettiva”. Per l’Ons, “la prevenzione e un percorso di risocializzazione orientato al presunto autore sono necessari. In mancanza di queste premesse, il fenomeno dello stalking continuerà a crescere in violenza e intensità”.

Tratto da
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/17/stalking-dopo-denuncia-su-tre-continua-a-perseguitare-vittima/658656/

La sola coercizione (detenzione domiciliare o carcere) non aiuta il persecutore, che da solo non può e spesso non vuole affrontare il suo problema psicologico, e non aiuta la vittima perché in un caso su tre il suo persecutore, dopo la denuncia e talvolta dopo la condanna, continua a molestarla, spesso con intensità e ferocia anche maggiori.
L’Osservatorio Nazionale Stalking sostiene un’altra strada, ossia la necessità di un percorso di risocializzazione, coordinato da esperti psicologici. Dal 2007 ha istituito un Centro Presunti Autori, gratuito, che fino ad oggi ha seguito 130 stalker: nel 40 per cento dei casi ”si è raggiunto un contenimento completo degli atti persecutori mentre nel 25 per cento l’attività vessatoria è almeno diminuita”.

Tratto da
http://27esimaora.corriere.it/articolo/stalker-la-legge-non-basta-e-se-invece-che-in-prigione-li-rieducassimo/

"Il primo problema è che nessun governo, da anni, ha assunto come priorità la violenza contro le donne. È come se il fenomeno fosse normale. C'è assuefazione. A fine anno poi si fanno i bilanci e ci si stupisce. Ma non cambia nulla. È colpa anche della mentalità, della cultura prevalente: che resta quella proprietaria, del pater familias", ha commentato Giulia Bongiorno ideatrice della fondazione Doppia difesa che ogni anno offre assistenza legale e psicologica a centinaia di donne in tutta Italia e dice ancora che le vittime...
"Non dovrebbero farsi imbrogliare dai loro sentimenti e non dovrebbero rimettere così facilmente le loro querele: oggi quasi un quarto dei processi per stalking finisce in nulla perché la denuncia viene ritirata. Ma il dietro-front crea nuovi pericoli. Le donne, soprattutto, non dovrebbero mai andare all'«ultimo appuntamento» con un uomo violento. Spesso è davvero l'ultimo: perché è mortale".

 Infine, vi consiglio di approfondire leggendo anche questo articolo:
http://www.lindifferenziato.com/2013/07/05/ecco-perche-la-legge-sullo-stalking-non-funziona/



http://escialloscoperto.blogspot.com

Chiediamo solo Rispetto


Sono passati anni dall'ultimo articolo che ho scritto e da quando è stata approvata la legge sullo Stalking.

Da allora, molte donne e uomini hanno denunciato i loro stalkers ma qualcosa evidentemente non ha funzionato, se la cronaca riporta casi di molte donne che avevano denunciato i loro persecutori ma sono morte ammazzate.

Ho deciso di scrivere questo articolo perchè sono rimasta molto colpita da ciò che ha scritto uno psicoterapeuta in commento al mio articolo "Il Narcisista", professionista di    cui non cito il nome per non fargli pubblicità.

"ATTENZIONE, SONO UNO PSICOTERAPEUTA ESPERTO IN QUESTA MATERIA - Mi spiace osservare che è IMPOSSIBILE che un narcisista patologico diventi stalker, caso mai il narcisista patologico è una persona che minaccia l'altro di denunciarlo per stalking al fine di esercitare con maggior crudeltà e liberà il gioco del tira e molla. Un narcisista patologico non farebbe mai stalking, semmai lo farebbe un borderline. La vittima del narcisista patologico quò essere indotta a comportamenti considerabili come stalking ma che in realtà hanno lo scopo di cercare una spiegazione laddove il narcisista patologico con ambivalenza estrema finge disponibilità e poi la toglie spesso proprio al fine di raccogliere prove costruite, tendendo trappole, al fine di denunciare la vittima per stalking e poterla ricattare. I penalisti più impegnati seri e attenti sulla materia dello stalking stanno infatti cercando di rivedere la legge affinché non sia considerata un modo di favorire la manipolazione e la crudeltà".

Dunque lo stalker è un borderline?
Non sono assolutamente d'accordo con questo psicoterapeuta e vorrei capire come mai Meloy (1998), studiando lo stalker, ha proposto un’interpretazione psicodinamica dei comportamenti di stalking incentrata sulla “patologia del narcisismo e dell’attaccamento”.

Io  CREDO - e penso sia un mio diritto avere delle opinioni soprattutto in virtù della MIA esperienza - che se la legge sullo stalking non funziona, è perchè nei tribunali le perizie degli psicologi hanno purtroppo molto peso.

Nel mio caso, una giovane CTU filo-Garneriana consulente del Tribunale (molto in amicizia della psicologa del mio ex) scrisse che "IO" denunciavo LUI perchè, attraverso le denunce, volevo rimanergli legata mentre, sulle testimonianze dei nostri figli, scrisse che erano manipolati da me contro il loro padre, cioè quello a cui avevano assistito era il frutto dei miei lavaggi del cervello!
A nulla sono valse le contro-riflessioni del mio psicologo CTP perchè i giudici, ho notato, hanno piena fiducia dei loro consulenti psicologi.

Ecco come si trasforma un carnefice in una vittima, se poi l'avvocato che lo difende non si fa scrupoli, il gioco è fatto.

Attendo di ricevere i vostri commenti e le vostre esperienze in merito.

http://escialloscoperto.blogspot.it








09 ottobre, 2011

E’ nata una stella?

Delitto di Perugia, condanna in 1° grado e assoluzione in 2° grado di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher. Scorrono ancora davanti ai nostri occhi le immagini di Amanda appena liberata che ha raggiunto il suo paese d’origine, Seattle, che già si parla di proposte stratosferiche ricevute per apparizioni in Tv, cinema, interviste e quant’altro. Per una ragazza che solo fino a qualche giorno fa era considerata una degli assassini della povera Meredith.

Le immagini mi hanno scioccata, pensavo che fosse solo un fenomeno italiano quello di “riabilitare” persone condannate per gravi reati e invece ecco che anche oltreoceano accade la stessa cosa. Mi piacerebbe che si facesse un sondaggio per quantificare quanti italiani pensano veramente e senza ombra di dubbio che Amanda non c’entri nulla col delitto e quanti, SE il terzo grado, cioè la Cassazione, dovesse ricondannarla, pensano che tornerebbe in Italia a scontare la sua pena.

In particolar modo quello che mi ha colpita come un pugno nello stomaco è stato ben altro e queste sono le mie riflessioni:

• La verità processuale si scontra con la verità reale: in realtà la vera “giustizia” la fanno gli avvocati quando riescono a smontare l’impianto accusatorio ai danni dei loro clienti.

• Chi è ricco e può permettersi un avvocato di fama, viene scarcerato mentre gli altri (quelli che rubano la tavoletta di cioccolata, per intenderci) restano in carcere.

• “Delitti Imperfetti”, “RIS”, “CSI” sono telefilm che in TV hanno un gran successo ma nella vita reale è tutto diverso! Chiara Poggi, Melania Rea, Yara Gambirasio, l’elenco delle vittime senza colpevoli è lungo. Gli assassini si sono “specializzati” nel non lasciare tracce.

• Il numero delle vittime è spaventosamente al femminile. Forse un rigurgito di maschilismo che vuole punire le donne di tanta libertà e “sfrontatezza”?

• La nostra Costituzione stabilisce che TUTTI i cittadini abbiano diritto alla difesa. Anche gli indifendibili. Da semplice cittadina mi domando: ma perché la vita umana ha perso così tanto valore da non meritare più una pena adeguata (l’ergastolo per gli omicidi)? Perché gli avvocati che operano in gruppi di tutela delle vittime poi difendono clienti che le uccidono o accusati di averlo fatto? Perché non esiste un’etica che stabilisce che se difendi le vittime di violenza poi non puoi difendere chi è accusato di aver usato violenza su di loro?
Mah, questa è per me una incongruenza.

• Le indagini scientifiche del delitto di Meredith Kercher pare che siano state compiute male, si parla di prove scientifiche compromesse o contaminate, dunque questi ragazzi in primo grado sono stati condannati senza prove certe? E se non avessero avuto questi avvocati così caparbi, sarebbero rimasti in carcere? Questa cosa mi fa rabbrividire e mi dà la certezza che se non hai soldi per combattere soccombi.

• Non oso certo parlar male di un’intera categoria che rispetto, ma nella mia esperienza personale ho potuto constatare che alcuni avvocati trovano motivazione nel difendere i clienti principalmente in due casi: quando ha tanti soldi da spendere e quando sono legati a loro da una profonda amicizia. Allora sono disposti a impegnarsi nei confronti della controparte (mi viene in mente il legale del mio ex, paladina delle donne maltrattate che maltratta le donne).

Tra avvocato e cliente dovrebbe crearsi empatia, invece spesso c’è distacco e a volte persino antipatia. Un bravo avvocato deve trasmetterti fiducia, sicurezza, forza. Invece molte volte si limita a guardarti dall’alto della sua “professionalità” (che vuol dire tutto e niente) e ti mette di fronte all'accordo avvenuto con l’avvocato della controparte. Così non si fa! Si tratta di decidere della vita e del futuro delle persone!

Colgo un gran timore da parte di molti nell’esprimere il loro pensiero, ma se non posso nemmeno dire ciò che penso, che vita può essere la mia?

• Se potessi permettermi la Bongiorno per difendermi, di certo l’avvocato che “maltratta le donne” non avrebbe vita semplice!

Questo è.

Ulteriore turbamento mi ha dato l’intervista di Omar Favaro tornato in libertà dopo aver ucciso, con Erika De Nardo, il fratellino e la madre di lei. Dalla sua intervista a Matrix:

“E’ difficile il futuro per un assassino pentito soprattutto se ci si mettono in mezzo i media, quelli che ti danno centinaia di migliaia di euro per un’intervista esclusiva o per un servizio fotografico” .

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