30 dicembre, 2008

16 dicembre, 2008

Si suicidò dopo lo stupro. Niente processo ai minori



di Marco Pasciuti

La violentarono nel novembre 2006 nel rione Paolo VI, quartiere a rischio di Taranto. Poi confessarono, avevano solo 16 anni. Lei era una bambina, di anni ne aveva 13 e pochi mesi dopo, aprile 2007, si suicidò lanciandosi dal balcone di casa: nel suo diario aveva raccontato nei dettagli lo stupro subito.

Ora i violentatori non andranno a processo e non rischiano condanne. Il gup del Tribunale per i minori di Taranto ha deciso di non optare per il rinvio a giudizio, ma per la "messa alla prova": i due saranno per 15 mesi ad osservazione, impegnati in un programma di assistenza agli anziani.
Se in questo periodo rispetteranno gli impegni, il processo sarà cancellato.

Il dolore dei genitori della tredicenne, invece, resterà intatto.
Critico Telefono Rosa.

LEGGO, Giovedì 11 Dicembre 2008


FIRMIAMO PER TUTELARE MAGGIORMENTE I NOSTRI FIGLI!






13 dicembre, 2008

Vecchia violenza, nuove vittime


Vecchie forme di violenza perpetrate su nuove vittime. Così è cambiata la violenza sulle donne, quella che si consuma dentro le mura di casa e che in Italia miete più vittime. I recenti fatti di cronaca in Calabria stessa mostrano chi siano queste nuove vittime: ragazze straniere, dell’est, giunte in Italia magari per lavorare come badanti di uomini anziani e uccise dai loro datori di lavoro per una gelosia e un senso di possesso che non ha giustificazione, colpevoli solo di essere belle ed esotiche.

Siamo ancora lontani dal trovare una soluzione contro gli abusi che potremmo definire tradizionali nella società italiana e che fino a qualche tempo fa trovavano attenuanti anche nel mondo giuridico.

Solo dagli anni ’90 ad oggi si è cominciato a rendere più giustizia alle donne morte per colpa dei loro uomini. E’ del 1993 la definizione di violenza di genere, mentre dobbiamo aspettare il 2001 perché gli stupri siano trasformati giuridicamente da reati contro la morale a delitti contro la persona. Con questo cambiamento, La donna acquista dignità di persona. E’ ancora in via di definizione il grado di molestia che una donna può subire, dalle percosse, allo stalking, allo stupro, all’omicidio.
.......
http://www.reggiotv.it/news.php?id=5577

Alessia Luccisano, Venerdì 12 dicembre 2008


07 dicembre, 2008

Violenza in famiglia


Ricordi questo spot televisivo?


Ebbene sì...l'ho fatto anch'io.

Anch'io ho inventato una scusa per nascondere agli altri il mio problema: un marito violento.

Ricordo che ero in vacanza con la mia bambina appena nata quando, durante una discussione, mio marito mi diede uno schiaffo così violento che per minuti che mi parvero interminabili, non riuscii a vedere da un occhio.

Fui terrorizzata all'idea di aver perso la vista e non mi ci volle molto a capire che la conseguenza di quel gesto sarebbe stata un vistoso occhio nero. Il mio allora marito, anzichè preoccuparsi di portarmi a fare una visita oculistica, si affrettò di farmi comprare dei grossi occhiali scuri che coprissero il suo gesto.

Al ritorno dalla vacanza, dovetti dare un dispiacere ai miei familiari che, avendomi cresciuta in una cultura di non-violenza, titubanti, mi domandarono in che modo mi ero fatta quell'occhio nero.

Per essere più originale, mi inventai che ad una frenata in auto con mio marito, avevo sbattuto la faccia contro il vetro (allora non c'era ancora l'obbligo delle cinture). Scusa alquanto stupida, visto che non ci credettero.

Per la verità, già da fidanzati mio marito mi aveva schaffeggiata, ma lo avevo giustificato dicendo a me stessa che si era trattato di un "incidente", considerato i problemi egli diceva di avere.

Peccato che questi "incidenti" negli anni si sono susseguiti fino a convolgere gli stessi figli e la stessa bambina della vacanza che, divenuta più grandicella, ha ricevuto dal padre uno schiaffo con una violenza tale da non farla sentire dall'orecchio.

Questa volta, denunciato l'accaduto ai Servizi Sociali, la loro psicologa ha liquidato l'episodio come "normale metodo educativo". Se tale psicologa ritiene "normale" un simile comportamento...! E non è stato purtroppo solo un caso isolato...




I peggiori nemici delle donne sono proprio...alcune donne!
Non so quanti soldi si spendano per le campagne antiviolenza...La violenza si combatte innanzitutto destituendo coloro che, immeritatamente, ricoprono ruoli di tutela ai più deboli mentre invece non lo fanno.

Ricordi il caso dei bambini di Gravina di Puglia? La madre per anni ha denunciato il marito violento ma i Servizi Sociali non le hanno creduto, arrivando addirittura, a preferire lui nell'affidamento dei figli.

Di casi come questi, ahimè, ce ne sono tanti, ma nessuno ne parla perchè sull'operato di questa, se si può dire, "specie protetta", cala il silenzio stampa.

Finchè i giudici si affideranno a questi operatori per dirimere le controversie familiari e finchè l'opinione pubblica (ovvero chi non ha mai avuto a che fare direttamente con queste persone) continuerà a considererle delle "fatine buone con la verità in tasca che aiutano le persone", in molte famiglie italiane, secondo me, regnerà l'ingiustizia e la tragedia (anche senza morti).


25 novembre, 2008

L' Autostima



Quante volte nella nostra vita ci siamo sentite dire "Tu non capisci niente..tu non vali niente"...? Alla fine, ci convinciamo che sia vero e ci crediamo.

Il fatto è che siamo state educate da sempre, sia dalla società sia dai nostri genitori, ad essere sminuite e biasimate. A pensarci bene, è proprio questa mancanza di autostima e di senso del nostro valore che attrae uomini dominatori e violenti nella nostra vita.

Magari abbiamo avuto nella nostra famiglia modelli di donne che hanno subìto con accettazione ogni genere di umiliazione e pensiamo che sia questo il nostro destino. Il lavaggio del cervello a cui siamo state sottoposte è stato quello di farci credere che, per essere "brave", dovevamo anteporre i bisogni altrui ai nostri.

Ma questo sacrificio non fa che spegnere la nostra anima e ucciderci a poco a poco. Non abbiamo rispetto nè da noi stesse nè dagli altri, perchè chiunque abbia autostima viene rispettato da tutti.

http://escialloscoperto.blogspot.com

20 novembre, 2008

Idea REGALO


Anche quest'anno per Natale fai un Regalo Sicuro.

Non buttare via i tuoi preziosi soldi. Regala/ti un libro che vale più di quello che spendi. Per la verità pochi soldi...E' un libro di qualche anno fa, è stato un best-seller e consiglio a tutti di leggerlo.

Marie France Hirigoyen, MOLESTIE MORALI
La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro







17 novembre, 2008

Allarme dei medici: troppe donne maltrattate


Le giurano amore eterno e sono anni e anni di occhi neri, spalle lussate, bruciature di sigarette, occhi pesti con parziale perdita della vista, labbra gonfie, buchi nella dentatura, corpi sfioriti di colpo, per l'ennesimo colpo.

C'è una stima, in ambienti medici: su cinque donne milanesi, una almeno una volta nella vita ha subito una violenza domestica, laddove la violenza è spesso uno schiaffo, un calcio, un'aggressione, e a volte arriva allo stupro.

Litigi, urla, altre urla, magari bimbi che guardano, o ascoltano, registrano. Lei, la mamma, giù a terra. E lui, il marito, l'aguzzino che si gira, ride, bestemmia, offende, pensa che sia giusto così, che non ci sia niente di male.

Non è una statistica, dicevamo, solo una stima. Altra stima: delle vittime il 10% appena denuncia e di questo la metà dopo poche ore ritira l'esposto. Per paura di vendette, ulteriori pestaggi. Oppure perchè il consorte ha un certo ruolo "da preservare": sono tanti, sapete, gli avvocati, i commercianti, gli imprenditori con la mano pesante, e del resto che gli abusi contro una donna siano prerogativa degli stranieri clandestini, degli altri venuti da altri mondi e altre regole "è una convinzione terribilmente errata" dice la criminologa Alessandra Bramante e forse fa comodo così, dar la colpa all'estraneo anzichè cercarlo all'interno, l'interno di casa...

Un terzo delle donne affette da depressione grave ha ricevuto violenza dal partner. Partner, ossia marito, fidanzato, convivente. Non gli unici picchiatori comunque. Nel corso degli ultimi tre anni, i responsabili delle violenze nel 29% dei casi sono stati gli amici...

Antonio Galli, Corriere della Sera 13 novembre 2008

11 novembre, 2008

Michelle Hunziker: "I miei tre molestatori? Tutti a piede libero



Michelle Hunziker dice "In Italia c'è la legge ma non la giustizia". BENVENUTA NEL MONDO DELLA GRANDE SCOPERTA!!
Leggi la notizia...


ROMA - I molestatori di Michelle Hunziker sono tuttora a piede libero e a quanto pare non sembrano avere intenzione di cessare con le minacce e le lettere molestatrice. Lo ha rivelato lei stessa in una intervista di prossima pubblicazione sul settimanale Chi. "Ho vissuto violenze e ingiustizie che mi hanno sensibilizzato forse più di altri al problema", rivela Michelle Hunziker. La showgirl svizzera, che ha costituito con l´avvocato Giulia Bongiorno la Fondazione Doppia Difesa proprio per aiutare le persone, soprattutto donne, vittime di abusi, violenze e sopraffazioni, denuncia le difficoltà che ha incontrato lei come donna molestata.

"I miei tre stalker? Sono tutti a piede libero. Per forza, in Italia c´è la legge, ma non c´è giustizia, perché per via di lungaggini e scappatoie burocratiche la pena non viene scontata. Quel reato prevede solo tre mesi di carcere? Va bene, ma che li facciano... Ma è comunque importante denunciare tutto, tutto dev´essere documentato".

"I miei stalker sono tre", continua la Hunziker. "Il primo, quello che mi molestava da tre anni, l´abbiamo ´sistemato´: è stato processato e ha preso tre, quattro mesi di carcere, è scappato e mi manda comunque lettere da Londra o dalla Germania. Il secondo è stato anche lui processato, poi l´abbiamo fatto contattare dalla fondazione e gli abbiamo chiesto se voleva esser seguito dai nostri psicologi, ma ha detto di no. E poi c´è quello delle minacce di morte, al quale di essere stato rinviato in giudizio non gliene frega niente. E due giorni fa mi ha mandato l´ennesima lettera minatoria".


Il primo molestatore, Tibor Turza, slovacco di 40 anni, è stato condannato a tre mesi di reclusione. Era un fan sfegatato della showgirl ma il modo di manifestare la sua passione per la Hunziker era andato oltre il lecito. Nel dicembre 2005 aveva iniziato a spedirle lettere e cartoline in cui la avvertiva di essere in pericolo così come in pericolo, a suo dire, era la figlia di Michelle, avuta da Eros Ramazzotti. Turza sosteneva invece di essere lui il vero padre della bambina.


Nei mesi successivi si era presentato sotto casa di lei e prima che la soubrette scappasse in casa le aveva detto: "Mi hai riconosciuto?". Anche nel settembre 2006, si era presentato sotto casa suonando molte volte al citofono. Infine nell´ottobre del 2006 era stato bloccato da una guardia del corpo della donna assunta proprio in seguito alle numerose molestie da lei subite ad opera dei suoi fan.


http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=427193&idsezione=4&idsito=37&idtipo=195

10 novembre, 2008

Basta che respiri!


Una recente ricerca ha rivelato che il desiderio maschile è cieco: aumenta con qualsiasi ragazza indipendentemente che sia alta, bassa, bella o poco avvenente. Ma noi donne non lo sapevamo forse già?


In cuor nostro un po' tutte noi abbiamo, anche più di una volta, avuto il sospetto, spesso anche più di un sospetto, che agli uomini, o almeno a un buon numero di maschi, piaccessero un po' tutte le donne indipendentemente dal loro fascino e sex appeal. Alzi la mano, chi non ha mai sentito pronunciare ad alcuni di loro la fatidica frase: basta che respiri?

La conferma scientifica di questo dubbio femminile arriva ora con un recente studio condotto nell'università olandese di Groningen su 63 ragazzi tra i 21 e i 25 anni e pubblicato sulla rivista Hormones and Behaviour, come riporta il domenicale britannico Sunday Telegraph. Il risultato? Che alla maggior parte dei maschi non fa molta differenza che una ragazza sia bassa, alta, bella o meno bella perché il fatto che questa faccia parte dell'altra metà del cielo per loro è già una ragione più che sufficiente per desiderarla. La ricerca ha infatti dimostrato come la sola vista di una donna fa automaticamente alzare il livello del testosterone negli uomini.

Per scoprire quanto già le donne sapevano, o almeno sospettavano, da tempo, gli scienziati hanno osservato come ai giovani, che hanno preso parte allo studio, alla vista di una donna, mai incontrata prima, bastavano solo cinque minuti per registrare un livello degli ormoni maschili più alto. E non è tutto. Quando ai ragazzi è stato chiesto poi se si fossero sentiti attratti dalla donna che avevano appena incontrato è emerso che i tassi ormonali non erano stati condizionati dalla loro opinione. Secondo i ricercatori si tratta di una reazione automatica e inconscia che si sviluppa per predisporre gli uomini all'opportunità di un possibile accoppiamento.

I ricercatori hanno poi evidenziato come questa crescita ormonale sia addirittura "visibile" grazie ad alcuni cambi di atteggiamento che l'uomo mostra in presenza di una donna: raddrizza le spalle, assume una posizione eretta e gesticola molto con la mani. Quindi donne state in guardia.

Marcella Gaudina
http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/ne1259.phtml

09 novembre, 2008

Amarsi per sempre


Quali sono gli ingredienti giusti perchè una storia d'amore possa durare per sempre?

Sicuramente il rispetto, la stima reciproca, la sincerità e la tolleranza. Seguono, a mio parere, la complicità e l'amicizia, condividendo anche qualche piccolo interesse insieme.

Molte volte una coppia si attrae per la sua diversità ma, a lungo andare e finita la passione, è proprio questa a dividerla: non avere niente in comune.

Dopo anni di convivenza nei partner affiorano le differenze caratteriali che all'inizio della relazione nessuno dei due vuole notare. Inizialmente si idealizza il proprio partner mentre successivamente si presta più attenzione ai difetti, anzichè ai suoi pregi.

Nella coppia si verifica quasi sempre una quotidiana lotta di potere. Entrambi i partner si incaponiscono sulle sulle proprie posizioni tentando di convincere l'altro a modificare la propria opinione e il proprio carattere.

Litigare può anche far bene alla coppia a patto che si rimanga focalizzati sul motivo della lite e non si divaghi su altri argomenti (tua madre ha detto questo...l'altra volta hai detto...hai fatto...ecc., ecc..), dando titoli offensivi e gratuiti (sei uno/a stupido/a...ecc., ecc..).

Bisognerebbe stare attenti a non pronunciare frasi che possano creare solchi profondi e, alla lunga, irreparabili (ti odio!).

Quando, dopo una lunga litigata si rimane ancora arroccati sulle proprie posizioni, è meglio smettere, evitando di avere per forza l'ultima parola. Si potrà riprendere la discussione in un momento di minore tensione.

http://escialloscoperto.blogspot.com

La formula segreta di un lungo matrimonio



Sta tutta racchiusa in un elenco fatto di coccole, attenzioni e gesti romantici: lo ha elaborato un gruppo di studiosi dopo aver intervistato 4mila coppie felicemente sposate da tempo. Colazioni a letto? Una al mese. Regali romantici? Due al mese

Che cosa tiene unita negli anni una coppia? Esiste una sorta di formula magica? La risposta arriva dal Regno Unito, dove un gruppo di ricercatori ha intervistato 4mila coppie felicemente sposate. Passare in un mese almeno 22 momenti di qualità, almeno 7 notti di coccole e tenerezze e due appuntamenti a cena da dedicare a voi stessi. Sono le coccole la chiave di un matrimonio felice perché «Coccole, attenzioni e gesti romantici significano "Mi piaci, sto bene con te, mi piacciono e apprezzo il tuo sostegno e le tue cure» spiega lo psicologo che ha curato lo studio Ludwig F. Lowenstein.

Le giornate sono frenetiche, i ritmi al lavoro e in famiglia sono a volte stressanti e così spesso capita che si tenda a dimenticare l'importanza degli abbracci quando la familiarità diventa parte della nostra vita, ma attenzioni e coccole diventano parte della nostra relazione quando la relazione diventa forte e rimane forte dicono gli studiosi. Insomma, ci vuole impegno e dedizione e sbaglia chi dà tutto per scontato. E non si tratta neppure di passare del tempo insieme perché un buon matrimonio, dicono, è quello che lascia uno spazio per stare al di fuori. Magari si passa un fine settimana via con amici o amiche ma poi si fanno i bagagli per partire insieme almeno un paio di week-end l'anno e due lunghe vacanze. Si aiuta in casa senza bisogno di sentirselo chiedere e si rispetta il lavoro fatto dall'altro. Ogni mese si dovrebbero fare cene a lume di candela, stupirsi con dei fiori o dei cioccolatini, una poesia o un brano musicale, con qualsiasi cosa piaccia al coniuge, passeggiare insieme e andare al cinema. Di sicuro non impigrirsi e non guardare in silenzio la televisione.

Il 98% delle coppie felicemente sposate che ha partecipato allo studio ha dichiarato di sentirsi particolarmente fortunata ad avere una relazione così stabile e il 94% si è detto sinceramente convinto che nessun'altra lo sia come la propria. I ricercatori, dopo tante interviste, sono sicuri di aver trovato la formula perfetta, quella che può aiutare a rendere duratura una relazione:
>coccole: 4 al giorno
>gesti romantici: 3 al mese
>appuntamenti a cena: 2 al mese
>passeggiate romantiche: 2 al mese
>regali romantici: 2 al mese
>cenette romantiche cucinate in casa: 3 al mese
>colazioni a letto: 1 al mese
>conversazioni adeguate: 6 al mese
>serate di coccole: 7 al mese
>pulire casa da cima a fondo: 3 volte al mese
>notti fuori senza l'altro: 1 al mese
>cinema o teatro: 1 al mese
>week-end breve: 2 all'anno
>vacanze: due all'anno


http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/la-formula-segreta-di-un-lungo-matrimonio-ne1362.phtml

02 novembre, 2008

Ti amo, bastardo


Le donne vanno pazze per i mascalzoni (non tutte, va detto) e ora qualcuno spiega perché

«Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore...», diceva il buon Ferradini nel suo Teorema. E chissà perché generazioni di donne hanno cantato questa canzone piangendo, crogiolandosi nel loro dolor d'amore e pensando che «Sì, è vero, come ha ragione, ma questa è l'ultima volta che m'innamoro di un bastardo». E invece no: certi buoni propositi in molte donne durano giusto finché durano le lacrime e finché non se ne incontra un altro. Di bastardo, s'intende. Che si faccia parte di questo genere femminile oppure che semplicemente si siano consolate amiche, sorelle, figlie (e a volte mamme) incappate nel "lui" sbagliato poco importa: tutte le donne conoscono questo fenomeno inspiegabile in natura, se non dopo anni e anni di analisi...

Secondo uno studio condotto da ricercatori internazionali guidati dallo scienziato Peter Jonason, della «Mexico State University» sarebbero gli uomini "cattivi" a essere più seducenti. Narcisismo ossessivo, alta impulsività e abilità nell'essere manipolatori non sono dunque difetti inaccettabili, ma punti di fascino.

E siccome i suddetti bad boy piacciono di più alle donne, hanno una vita sessuale più intensa e dunque potenzialmente - udite, udite - si riproducono di più e con più partner, dal momento che - si sa - i cattivi ragazzi non sono mai troppo troppo fedeli. Insomma, il Maledetto genererà più figli (piccoli Maledetti in erba?), anche se avrà poca voglia di fare da papà.

Uno studio simile, condotto su un campione di 35 mila persone in 57 paesi dallo scienziato David Schmitt della «Bradley University» di Peoria, Illinois (Usa) confermerebbe le conclusioni della ricerca di Jonasson dimostrando il legame tra le tre caratteristiche negative e il successo riproduttivo negli uomini. «Nelle diverse culture è universalmente riconosciuto che gli uomini che possiedono questi tre tratti psicologici negativi hanno più possibilità di accoppiarsi» afferma Schmitt. «E di riuscire ad avere tante brevi relazioni con diverse donne».

Quello che gli scienziati non dicono è che per essere irresistibili - oltre a essere manipolatori ed egocentrici - i bad boy devono essere bellissimi o anche solo affascinanti. Degli uomini davvero brutti e cattivi non è facile innamorarsi. E tu? Subisci il fascino del "bastardo"?

Libero News
http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/ne1163.phtml

01 novembre, 2008

Mobbing in Famiglia


di Avv. Girolamo Aliberti


Siamo abituati a sentire parlare di mobbing nell’ambito del mondo del lavoro, dove viene definito come un insieme di comportamenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamenti, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungati nel tempo e lesivi della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.

I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell'insieme producono danni anche gravi, con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza. Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento, o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all'esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali.

Meno diffuso nella consapevolezza comune, ma molto presente, invece, nella società è, il mobbing familiare da intendersi come l’insieme degli atti e delle omissioni, di un coniuge verso l’altro, caratterizzati da intento denigratorio o persecutorio, e finalizzati alla sistematica distruzione della personalità altrui. Questi atti, se presi singolarmente, non necessariamente assumono la dimensione dell’illecito. Ma considerati nel loro insieme hanno una lesività tale da ledere e limitare la libertà di autodeterminazione del coniuge.

Quando parliamo di mobbing, dunque, dobbiamo andare oltre la violenza fisica (che di per sé integra il carattere di illecito) facendovi rientrare tutti quegli atti di violenza psicologia ed emotiva, cioè quegli atti che nelle forme più manifeste creano ansia e angoscia, e nelle forme più subdole (e dunque più pericolose perché non facilmente riconoscibili e dimostrabili all’esterno) creano una sorta di impotenza e di costrizione, portando la vittima ad un vero e proprio isolamento. Purtroppo questi comportamenti, che sono senza dubbio fonte di un danno esistenziale, non trovano facilmente una corretta sanzione, non essendo, a volte, nemmeno qualificabili come atti illeciti o perché non è facile dimostrare l’intenzionalità (il dolo) del comportamento di chi li compie.

Come detto, il mobbing familiare può manifestarsi in diverse forme: dalla violenza psicologica che assume le forme di minacce, insulti, continue mortificazioni e svalutazioni del valore dell’altro, alla violenza economica che consiste nel privare l’altro coniuge della libertà di disporre di una indipendenza economica al punto da far dipendere la propria esistenza dall’altro partner; questi atti, come è facile intuire, sono perpetrati spesso dal marito nei confronti della moglie, il quale le impedisce di lavorare e dunque di avere una propria fonte di reddito oppure controlla ossessivamente tutte le spese effettuate dalla moglie.

Un altro modo in cui il mobbing si manifesta è lo stalking, cioè una serie di atteggiamenti tenuti dal marito che perseguita la moglie attraverso un ossessivo controllo a distanza, con continue telefonate, lettere, SMS, e-mail, pedinamenti che ingenerano stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della vita quotidiana.

Comportamenti mobbizzanti nell’ambito del conflitto coniugale possono essere rivolti anche a danno dei figli. Il mobbing genitoriale è l’insieme dei comportamenti, anche omissivi, che violano gli obblighi sanciti dagli articoli 147 e 155 Cod. Civ. Questi comportamenti si ravvisano molto spesso quando la coppia va in crisi e si giunge alla separazione. Non a caso, molti autori parlano di “infantilizzazione" della coppia in via di separazione” proprio per indicare gli atteggiamenti irragionevoli che molti genitori tengono allo scopo di danneggiare l’altro coniuge, senza però rendersi conto di strumentalizzare i propri figli a questo scopo, arrecando loro un danno notevole a livello psicologico (sindrome del genitore separato).

Dunque, rientrano in questi comportamenti gli inadempimenti agli obblighi di cura, educazione, istruzione, la violazione sistematica degli obblighi di visita, il non contribuire al mantenimento dei figli, ostacolare i rapporti del minore con l’altro coniuge. Attraverso questi atti i genitori violano il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, sancito dalla L.54/2006. Anche l’assistere ai comportamenti illeciti di un genitore verso l’altro, (come essere presenti durante i litigi o assistere a violenze fisiche e morali), sopportare la costante denigrazione e delegittimazione di un genitore da parte dell’altro è un comportamento mobbizzante (mobbing genitoriale mediato).

Tutti questi atti, però, trovano una difficile forma sanzionatoria, perché spesso vengono considerati come un’espressione della conflittualità dei coniugi durante la separazione.

Quali sono, dunque, le reali forme di tutela? E soprattutto sono realmente efficaci? La tutela penale ex art 572 Cod. Pen. (maltrattamenti in famiglia) comporta una difficoltà nel dimostrare l’intenzionalità (il dolo) degli atti mobbizzanti, oltre al fatto che le pene editali sono basse ed una carcerazione priverebbe i figli di una figura genitoriale. Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 Cod. Civ. potrebbero essere considerati come una anticipazione degli effetti della separazione, con la conseguenza che il tutto possa essere rimandato in questa.

Proprio la separazione con richiesta di addebito è un’altra forma di tutela, che però non sanziona del tutto gli atti mobbizzanti a cui si è stati sottoposti. L’unica forma di tutela con maggiore efficacia sembra essere la tutela risarcitoria (art. 2043 Cod.Civ.) ma anche in questo caso, si ripropongono i problemi della prova del comportamento mobbizzante, la prova del danno, e la concreta liquidazione del risarcimento. La nuova legge sull’affido condiviso, infine, ha introdotto l’art 709-ter Cod. Proc. Civ., ma anche qui si ripropongono le sesse difficoltà che si trovavano con i rimedi ordinari.

Siamo di fronte all’ennesima debolezza del nostro sistema legislativo a cui, solo qualche sentenza innovativa della magistratura riesce a porre un rimedio che però non è del tutto soddisfacente


http://www.vivicorato.it/Rubriche/dettaglio_recensioni.aspx?rbval=n6ZNrZuqCA8%3D

26 ottobre, 2008

Donne & Denaro


Se la donna è sempre stata amministratrice del proprio bilancio familiare e abituata a far quadrare i conti, è anche vero che nei grandi investimenti e nelle scelte economiche importanti ne viene esclusa e, in molti casi, si auto-esclude da sola per pigrizia o per mancanza di conoscenza.

Pare che noi donne (stando a una recente ricerca), corriamo il rischio di diventare povere in percentuale doppia rispetto agli uomini. E non solo!

Attualmente il maggior numero dei poveri è costituito da donne anziane e le prospettive per il futuro non sono le migliori.

Sempre stando alla ricerca, le donne italiane guadagnano il 30% (in media) in meno rispetto ai loro colleghi maschi che svolgono la stessa attività e, salvo poche eccezioni, non hanno la benchè minima conoscenza del mondo degli investimenti, delle banche, degli affari e della finanza.

In tutto questo eccellono in disinteresse, passività, inerzia e…ignoranza della materia ”denaro”!

E’ raro vedere una donna che guadagna molti soldi facendo leva sulle sue competenze in economia.

Il Denaro, oltre che sapere come fare a guadagnarlo, bisogna sapere anche come gestirlo bene.

Oggi, più che mai, è importante per noi donne acquisire tutte le conoscenze necessarie e prendere in mano le redini del nostro benessere economico.

clicca sui link...
http://migliorarsi.eu/2008/07/10/donne-denaro/

25 ottobre, 2008

Un giorno perfetto


Tratto dal libro omonimo di Melania Mazzucco, Un giorno perfetto affronta l'attuale problema della violenza in famiglia.

I contenuti del film sono coinvolgenti e drammatici.

Eppure, quest'ultima pellicola di Ozpetek non ha riscosso molto successo. Forse perchè il regista ha voluto seguire, in parallelo alla storia principale (quella della coppia in crisi), anche quella del politico corrotto e del figlio ribelle. Avrebbe potuto approfondire meglio il disagio familiare che coinvolge molte coppie e i loro figli.

La protagonista del film, Emma (l'algida Isabella Ferrari), lascia il marito Antonio e torna a vivere dalla madre (Stefania Sandrelli) insieme ai due figli.

Antonio, che continua a vivere nella casa coniugale, non si rassegna all'abbandono della moglie. La trama inizia con gli spari che provengono dall'abitazione, qualcuno avvisa la polizia che è pronta a irrompere all'interno della casa. Si concentra poi in quel giorno perfetto, ossia le 24 ore antecedenti alla tragedia.

Il ruolo di Monica Guerritore (Mara, in attesa di incontrare il suo amante) è anonimo rispetto alla sua bravura: avrebbe meritato quello di protagonista.

L'adattamento al romanzo non è riuscito. Ozpetek ha forse voluto evidenziare come la famiglia oggi non sia più in grado di reggere allo stress e alle tensioni della vita di tutti i giorni. Il contesto sociale è quello della precarietà del lavoro, dell’incomunicabilità tra gli uomini e le donne, delle separazioni difficili con figli che non sanno e non vogliono scegliere da che parte stare, dei giovani sempre più fragili e impauriti sul proprio futuro.

E' una realtà che si respira oggi in molte famiglie italiane: predominano la sfiducia, la prepotenza, la paura, la violenza...neppure i bambini ne sono esenti!

E nemmeno gli amici possono fare molto per aiutare e lenire questo malessere. Forse la causa è l'isolamento e l'incomunicabilità della nostra vita urbana moderna. Agli amici non resta che assistere impotenti e quasi ignorati allo sfacelo della famiglia.

E poi lo stupro...in Un giorno perfetto il personaggio di Emma è quello di una donna passiva sulla quale ricade, in un sol giorno, ogni tipo di disgrazia e sulla quale - un uomo con certe peculiarità caratteriali - sfoga la sua follia.

http://escialloscoperto.blogspot.com

21 ottobre, 2008

L'Isolamento


Isolamento è il sinonimo di esclusione, segregazione, emarginazione, prigionia, ghettizzazione...è esattamente ciò che accade a chi è vittima dello Stalking!

Lo scopo del persecutore assillante è quello di affermare il pieno dominio sulla sua vittima controllandola, perseguitandola e distruggendola psicologicamente.

Lo stalker cerca di farle terreno bruciato intorno non soltanto adottando la violenza psicologica (spesso anche fisica e talvolta anche sessuale) ma anche attraverso la strategia dell'isolamento, che consiste nel minacciare, criticare e perseguitare gli amici, i familiari e tutte quelle persone che compongono il mondo della sua vittima, allontanandoli a poco a poco da lei.

Se la prende spesso anche con il nuovo partner perseguitandolo e minacciandolo o comunque sempre con lo scopo di allontanarlo dalla vita della sua preda.

Nei casi di stalkers più diplomatici, la strategia è meno diretta e più sottile. E sono i più difficili da smascherare in quanto generalmente siamo tutti portati a fidarci delle apparenze e non sospettiamo delle vere intenzioni che si celano dietro a questi soggetti.

A volte amici e conoscenti si allontanano volontariamente dalla vita della persona perseguitata o per timore del persecutore, o pensando che così facendo facilitano la sua vita, oppure per restarne semplicemente fuori.

In alcuni casi il persecutore arriva a diffamare la persona oggetto delle sue persecuzioni a mezzo web diffondendone i contatti, numero telefonico e foto intime allo scopo di isolarla, distruggerne l'immagine e la credibilità.

Il fatto triste è che spesso ci riesce perchè questo genere di persona - lo stalker - non manifesta inizialmente la sua natura distruttiva e quando la vittima, oramai coinvolta emotivamente, prende finalmente coscienza della realtà persecutoria in cui si trova, ha difficoltà ad uscirne fuori da sola.

La vittima non si sente nè capita nè protetta dalla giustizia, teme per l'incolumità sua e delle persone a lei care.

Occorrerebbe una interazione tra avvocati, psicoterapeuti, magistrati e forze dell'ordine i quali dovrebbero parlare tutti lo stesso linguaggio. E non sempre evidentemente questo si verifica, viste le ingiustizie e il numero di donne morte ammazzate. Almeno finora.


http://escialloscoperto.blogspot.com

07 ottobre, 2008

La madre della giovane suicida: "La sua morte non sia inutile"


Le era stato tolto il figlio dal tribunale dei minori, la mamma: "Il sistema deve cambiare". Su internet un sito per aiutare le persone con le stesse difficoltà

Porto Tolle, 3 ottobre 2008

Per i familiari di V.B., la donna che si è suicidata martedì notte, a Donzella di Porto Tolle, ieri è stato il giorno del dolore e del silenzio. Dopo che la 26enne, originaria di Villanova di Bagnacavallo, nel Ravennate, si è tolta la vita non sopportando più la separazione dal proprio bambino, i familiari attendono giustizia.

Era stata proprio la madre di V.B., ieri, a raccontare ai giornali il calvario della figlia. Di come le fosse stato tolto il suo bambino e di come la ragazza fosse caduta in depressione. Tanto da giungere al suicidio. La madre di V.B. aveva anche attaccato il Tribunale dei Minori: "Istituzione vecchia- aveva detto- che va cancellata"

La storia era iniziata nel 2002: V.B, residente a Villanova di Bagnacavallo, dà alla luce un bimbo all’ospedale di Lugo. Il padre naturale lo riconosce solo dopo la nascita e dopo l’accertamento del Dna. Il bimbo vive con la mamma e la nonna Loretta, che gestiscono un bed & breakfast nella loro abitazione di Villanova, mentre il padre, che fa il facchino, vive con la propria famiglia d’origine.

Nel 2003 il padre d invia al Tribunale per i minori di Bologna richiesta di affidamento del figlio, affermando che il bambino vive in un ambiente inaffidabile. La madre risponde con una denuncia per calunnia, ma il figlio viene affidato al padre. Nel 2004, i due genitori vengono convocati dal Tribunale dei minori che emette un decreto in cui si dispone che ‘i servizi sociali ‘vigilino sulla situazione, fornendo sostegno ed indicazioni educative’.

Nel settembre 2005 lo stesso Tribunale conferma l’affidamento del piccolo alla famiglia paterna, La mamma va in crisi tanto che nell’ottobre 2005 il Dipartimento di Salute Mentale di Lugo inizia a seguirla per problemi di carattere psicologico, che nel 2006 definisce ‘disagio psicologico espresso con ansia e angoscia di non avere il figlio con sé’.

Nel maggio 2006, viene confermata la collocazione del bambino presso il padre, sia ‘per le condizioni di salute della madre sia per gli interventi attuati dalla nonna materna, che avrebbe verso il nipote un attaccamento eccessivo’.

Madre e nonna presentano ricorso e nel 2006 si incatenano davanti al Tribunale dei Minori di Bologna. Ma non c’è nulla da fare, e alla fine del 2007 le visite che la mamma può fare al bambino vengono sospese, poi ripristinate, ma con la presenza della sola madre e di assistenti sociali addette al controllo, mentre la nonna materna viene esclusa da queste visite.

Per mercoledì scorso era fissato un incontro con i dirigenti dei servizi sociali per chiedere maggiori visite della madre. Ma nel frattempo era arrivata la notizia del suicidio e tutto era precipitato.
"E’ giusto che tutti sappiano, in modo che qualcuno ci aiuti a cambiare le cose. Solo così - aveva detto ieri la madre di V.B.- il suo sacrificio non sarà inutile".


http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rovigo/2008/10/03/122608-madre_della_giovane_suicida.shtml


DONNE SFIDUCIATE? TUTTA COLPA DELLA MADRE


Se sei una donna e ti sembra di aver perso il controllo della tua vita e non riesci a cambiarla, la colpa potrebbe essere di tua madre. O meglio, delle sue basse aspettative nei tuoi riguardi.

Secondo un gruppo di ricercatori dell'Institute of Education dell'Universita' di Londra, il parere che una mamma ha su sua figlia, anche quando ancora molto piccola, potrebbe avere delle conseguenze sul suo futuro. Per arrivare a queste conclusioni, pubblicate sulla rivista British Journal of Educational Psychology, i ricercatori hanno condotto uno studio su un gruppo di bambini nati nel 1970.

Quando i bambini hanno compiuto i 10 anni d'eta', i ricercatori hanno invitato le loro mamme a prevedere a qual eta' il proprio bambino avrebbe finito gli studi. In pratica, i ricercatori hanno utilizzato le previsioni delle madri come indicatore di fiducia sulle capacita' dei figli. Dopo circa 20 anni, queste informazioni sono state confrontate con le dichiarazioni dei bambini, ormai diventati adulti (30 anni d'eta'), sul grado di fiducia che hanno in se stessi.

Ebbene dai risultati e' emerso che le aspettative della mamme hanno influito significativamente sulla vita delle figlie, e non dei figli maschi. Ma questo non in termini di successo professionale, ma sul grado di fiducia in se stesse che queste donne hanno dimostrato d'avere. (AGI)

19 settembre, 2008

Spara alla moglie ferendola uccide la figlia e poi tenta il suicidio


18/09/2008

Dinamica certa circa i fatti accaduti. Si stanno appurando le cause del folle gesto. Pare che Matteo Gliatta sia andato a prendere la figlia a scuola e l'abbia portata via dicendo alla maestra che la nonna non stava bene. Abbia, poi, portato la piccola in un'area appartata e le abbia sparato un solo colpo alla testa facendo ritorno a casa. Sempre con una scusa ha convinto la moglie a seguirlo fino a Luserna Alta, in una strada isolata dove le ha sparato e ha tentato di suicidarsi.

Il Corriere riporta la testimonianza del parroco del paese: "Era una persona di una gentilezza stupenda - dice don Armando Girardi, parroco di San Martino, la chiesa frequentata dalla famiglia - ma da qualche tempo soffriva di depressione". Un'ipotesi su cui ora sono al lavoro i carabinieri. Proprio il parroco è stata una delle ultime persone a vedere l'uomo: «L'ho incontrato giovedì mattina, intorno alle 8, mentre accompagnava la figlia a scuola - racconta don Armando - ci siamo salutati e mi ha chiesto come stavo. Non avrei immaginato quello che poi è accaduto un paio d'ore dopo».

La moglie è ricoverata in ospedale a Torino. La figlia di 8 anni è stata trovata morta a causa di un colpo di arma da fuoco nel bagagliaio della loro auto.

Un uomo ha riversato una furia feroce sugli affetti più cari e poi ha tentato di suicidarsi, questa mattina, a Luserna San Giovanni, nel Torinese.

La notizia, riportata dalle agenzie, attende sviluppi circa le cause del gesto estremo ma il protagonista Matteo Gliatta, 48 anni, dipendente delle Poste di Abbadia Alpina a Pinerolo, soffre di crisi depressive.

Vive a Torre Pellice e ora è piantonato dai carabinieri all’ospedale di Pinerolo dove è ricoverato.


Pubblicato da Marilena De Giorgio 18/09/2008
http://torino.blogosfere.it/2008/09/spara-alla-moglie-ferendola-uccide-la-figlia-e-poi-tenta-il-suicidio.html

UCCIDE LA MOGLIE DAVANTI ALLA FIGLIA, E' RICERCATO


19-09-2008

REGGIO CALABRIA - Una donna, Orsola Nicolò, di 42 anni, è stata uccisa dal marito, Francesco Manti, di 53 anni, nel corso di un litigio a Montebello Jonico.

All'omicidio, avvenuto mentre la donna era nei pressi della sua abitazione, ha assistito una delle due figlie della coppia. Manti è fuggito ed è ricercato dai carabinieri e dalla polizia.



E' stata la stessa bambina a chiamare i carabinieri. La donna e' stata uccisa con otto colpi di pistola sparati con una pistola calibro 7,65 legalmente detenuta.

La bambina, in stato di choc, e' stata portata negli uffici della caserma dei carabinieri di Montebello Jonico. Sul luogo del delitto gli investigatori hanno sequestrato i bossoli. I carabinieri ed i poliziotti stanno attivamente ricercando Francesco Manti.

Manti si era separato da qualche mese dalla moglie. Alla separazione si era giunti dopo anni di litigi scaturiti dalla gelosia dell'uomo. Anche oggi, secondo quando si e' appreso, Manti ha incontrato la moglie e la figlia di nove anni nei pressi dell' abitazione e subito dopo e' nato un violento litigio.

Manti ha quindi estratto la pistola, legalmente detenuta, ed ha sparato tutti i colpi contenuti nel caricatore. La donna e' stata raggiunta in diverse parti del corpo ed e' morta all'istante. Subito dopo l'uomo e' fuggito facendo perdere le sue tracce. Gli investigatori stanno anche sentendo i familiari della coppia.

http://temporeale.libero.it/libero/fdg/2179385.html

Il Narcisista



Una delle caratteristiche principali dello Stalker è il narcisismo.
Prende il nome dal mito di Narciso, un uomo che, specchiandosi nelle acque, si compiaceva della sua bellezza, restando prigioniero di se stesso e invischiato in un rapporto fusionale con la sua immagine. Nel mito Narciso fugge, non si concede a chi lo ama e soffre per lui. E’ autonomo, mostra di non aver bisogno di nessuno e di non accorgersi degli altri, che elude puntualmente…

I narcisisti sono di solito intelligenti, simpatici, geniali, eloquenti, incantatori, desiderosi di conquistare tutti e molto sicuri di sé.

Sono persone che attraggono e conquistano, ma dalle cui storie si esce spesso ‘massacrate’.

Si dice che viviamo in una società affetta dal narcisismo, dove il soddisfacimento immediato e lo sfruttamento interpersonale costituiscono il fine primario.

Uomini e donne possono essere ugualmente narcisisti, ma mentre le donne, per ragioni storico-culturali sono portate a smussare i loro tratti caratteriali perché culturalmente più bisognose e attente alle relazioni sentimentali, gli uomini invece, trovano nel lavoro, nella carriera e nel successo, la sicurezza e la soddisfazione personale.

Non sentono la necessità di smussare il loro carattere all’interno della relazione e vengono accettati maggiormente per quello che sono.

Ma come si riconosce un narcisista?

 Innanzitutto bisogna diffidare delle apparenze, ossia dall’uomo “troppo”: troppo brillante, simpatico, intelligente, spiritoso, galante…"troppo" perfetto per essere vero!

 Un narciso un giorno ti fa sentire una regina e un altro ti mortifica e critica aspramente oppure t’ignora completamente.

 Ti accusa apertamente di qualcosa, giocando il ruolo della vittima o di chi non ha alcuna responsabilità nella faccenda.

 Cammina per strada alcuni passi davanti a te.

 Osteggia qualsiasi tua decisione o iniziativa per il solo fatto che è partita da te e non da lui.

 Quando è in compagnia, vuole stare al centro dell’attenzione e ti relega al ruolo di semplice spettatrice.

 Nei piccoli gesti quotidiani, soddisfa le sue esigenze personali anziché quelle di entrambi.

Non solo. Il narcisista (o narciso) mette in atto una serie di condizionamenti che paralizzano la partner, mettendola in uno stato di incertezza e tenendola in suo potere in maniera sadica.

Un narcisista è meglio averlo come amico che come partner!

Oggi viviamo purtroppo in una società in cui l’autonomia è considerata più importante della responsabilità morale. L’eroe sembra essere chi vive le relazioni senza impegno e senza preoccupazione per il benessere della partner.

Il narciso vuole piacere alla gente, essere ammirato e gratificato.

Chi vive al suo fianco – parlo della partner - è spesso il capro espiatorio dei suoi stati d’animo. Se il narciso si sente troppo “legato” a lei o se la sente troppo forte, si vendica colpevolizzandola e attaccandola apertamente oppure richiudendosi nel silenzio e nella passività per ristabilire la sua supremazia di potere.

A volte sceglie una donna forte per poterla rendere debole, e quando lei diventa debole, non prova più alcun interesse nei suoi confronti.

Con i narcisisti difficilmente s’instaura una relazione in cui l’uno dipende dall’altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità. Il narciso è diffidente, rende la compagna insicura e la svaluta, fa di tutto per ingelosirla…E’ un rapporto davvero frustrante!

Il narcisista attrae donne dipendenti. Il fatto di essere un uomo “perfetto”, dà loro l’illusione di poter instaurare un rapporto di condivisione totalizzante.

Un narciso ha un rapporto alla pari solo con un altro narciso, ma è un rapporto alla lunga difficile.

Pensare di poter cambiare un narcisista è come un gioco al massacro (il proprio, però!). Egli desidera soltanto che la sua partner si adatti a tutti i suoi desideri. Sempre sulla difensiva, nel timore di darle troppo potere, è insofferente e permaloso. Non sopporta di essere criticato e reagisce in modo rabbioso anche per un appunto banale che lei gli fa.

Il narcisista è imprevedibile e ama stupire. Ha una grande capacità di cogliere i punti deboli degli altri e di farli notare.

La sua attività professionale, soprattutto se brillante e autonoma, costituisce l’aspetto predominante della sua vita perché gli dà la possibilità di dimostrare quanto vale.

Ha una forte tendenza a usare gli altri per ottenere ciò che vuole e quando non ottiene ammirazione, mette in atto giochi di potere per sentirsi più forte e lo fa o seducendo oppure denigrando e accusando chi non lo ammira o non la pensa come lui.

Vive in perenne competizione con gli altri, nel timore che qualcuno lo superi o sia migliore di lui.

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18 settembre, 2008

Ex marito ucraina: ero geloso e le ho uccise


17/09/2008

Ha confessato Anacleto Roncalli, l'uomo di 67 anni, ex marito di Natalia Holovko, una delle due donne trovate morte a Villa d'Adda nel bergamasco. Entrambe le donne sono state uccise per gelosia a coltellate: l'ex moglie nel garage della sua abitazione e l'altra, Alla Smirnova, nella sua automobile mentre andava al lavoro. L'uomo era infatti geloso della ex moglie nonostante i due si fossero lasciati ormai da circa un anno e mezzo. L'uomo era convinto che le due avessero una storia omosessuale.

Trovata l'arma del delitto - Si tratterebbe di un coltello da cucina con la lama di 20 centimetri, recuperata nell'auto della seconda vittima a Locatello. I sospetti si sono subito concentrati sull'ex marito di Natalia Holovko che è stato arrestato nei pressi del carcere di Bergamo. L'uomo avrebbe già cercato di uccidere in passato la moglie dalla quale era separato da tempo. Nell'abitazione della donna gli inquirenti hanno trovato alcuni biglietti scritti dall'uomo contenenti una sorta di memoria in relazione alla vita privata della donna. Roncalli e la ex moglie.

Era madre di due figli - La donna viveva con uno dei due figli avuti da un precedente matrimonio ucraino: Nikita, 16 anni, che stamattina era al lavoro a Milano. Un secondo figlio, Alexander, 21 anni è sposato e vive in Ucraina. Natalia Holouko e l'altra vittima, Alla Smirnova, 42 anni, trovata uccisa a Locatello, erano amiche, e pare che fossero state entrambe ripetutamente minacciate da Roncalli.

Da sempre liti e gelosia - Roncalli aveva conosciuto Natalia Holouko diversi anni fa a Milano; il loro matrimonio, secondo le prime indiscrezioni, aveva avuto un andamento molto burrascoso a causa della morbosa gelosia dell'uomo. E dopo anni di scenate e litigi si era arrivati alla separazione. Ma l'uomo non si era rassegnato, continuava a controllare la vita della ex moglie. Tanto che era andato a casa della donna ed era scoppiato l'ennesimo violento litigio.

I ritrovamenti - Sono state le urla a spingere una vicina di casa a scendere a controllare cosa stesse succedendo, vedendo i piedi della vittima spuntare dal garage. Quanto alla seconda donna assassinata, Alla Smirnova, 42 anni, da qualche anno viveva a Locatello in Valle Imagna. Il suo cadavere, con una coltellata al collo e una all'addome, è stato trovato all'interno di una Lupo Volkswagen rossa ferma al lato della provinciale che da Locatello va a Fuipiano. Il cadavere è stato rinvenuto un paio d'ore dopo quello di Natalia Holovko.

http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/08/settembre/17/ucraine_uccise_giallo_876.html

07 settembre, 2008

STALKING


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03 settembre, 2008

In ricordo di Antonella




Entrambe le protagoniste di queste due storie si chiamano Antonella e non hanno in comune soltanto il nome..

La prima, 18 anni, bionda, carina e con la passione per la musica. Antonella Ferro frequentava l'Istituto d'Arte di Sciacca quando morì.

Da qualche anno amava Mariano ma il loro rapporto si era rovinato a causa di un tradimento da parte di lui e Antonella lo aveva lasciato. Mariano Balistreri, sergente a Trento nel II Reggimento Genio Guastatori, non voleva rinunciare a lei e la tempestava di telefonate.

All'inizio l'aveva inutilmente pregata di ripensarci e poi l'aveva minacciata tanto che, il padre di Antonella, l'aveva denunciato ai carabinieri.

Data la distanza chilometrica tra i due ex fidanzati (uno in Trentino e l'altra in Sicilia) nulla lasciava presagire che Mariano stesse preparando l'omicidio.

Mariano, in licenza ordinaria per qualche giorno, quella mattina del 20 marzo 2000, si recò a Raffadali (Agrigento), paese di Antonella e attese sotto casa che lei uscisse, cosa che lei fece alle 7.30. Salita sul suo scooter, Mariano la colpì tre volte accoltellandola (una di queste al cuore), non dandole neppure il tempo di rendersi conto di ciò che le stava succedendo. Soccorsa dai suoi familiari, Antonella morì poco dopo durante la corsa in ospedale.

Mariano si costituì ai carabinieri dichiarando: "Continuava a respingermi, ma io l'amavo, non potevo vivere senza di lei".

* * * * * * * * * *


Antonella Russo ha lasciato un grande vuoto, soprattutto per la lezione di coraggio che ci ha dato. Lei, una ragazza di appena 23 anni, ha pagato con la vita il suo rifiuto alla violenza.

Quindici anni fa suo padre morì e lei, insieme alla sorella Milena e alla madre, strinsero un legame affettivo ancora più forte.

Quando la mamma di Antonella trovò un nuovo compagno, le due sorelle lo accolsero come uno di famiglia. Ma Antonio Carbonara diventò col tempo sempre più violento con la sua mamma e questo Antonella non poteva sopportarlo, sentiva che doveva proteggerla.

Lei, così giovane, trovò la forza e la determinazione di cacciare di casa il Carbonara e di cambiare la serratura dell'abitazione. Andò anche a denunciarlo ai carabinieri per detenzione di un'arma da fuoco. Temeva per sua madre.

Così, quella mattina del 20/02/2007 a Solofra (Avellino), Antonella accompagnò la madre al lavoro molto presto e, ritornando verso casa, incontrò Carbonara che la fermò (forse credette che l'uomo volesse chiederle un chiarimento).

Invece Carbonara si avvicinò al finestrino dell'auto e le esplose quattro colpi di pistola, due dei quali alla testa. L'uomo non sopportava che quella ragazza così coraggiosa e forte potesse opporsi alla sua relazione con la madre.

Antonella era una ragazza che amava la vita, era gioiosa e stava per laurearsi. Il Rettore dell'Università che frequentava ha deciso di assegnarle la laurea ad honorem.

Il coraggio di Antonella ha commosso tutti. Laura Pausini (sua cantante preferita) le ha dedicato il concerto del 2 giugno. Numerose sono state le iniziative per ricordarla.

"Terra!", il settimanale del TG5, le ha dedicato uno speciale. Vedi video:
http://www.tg5.mediaset.it/video/2007/03/vedivideo_14203.shtml


Visita il sito di Antonella www.antonellarusso.com, una ragazza davvero unica.

31 agosto, 2008

I segreti che pesano sulla nostra vita


Ci sono segreti nelle famiglie legati a situazioni o fatti di cui ci si vergogna e che si vogliono tenere nascosti, quasi a negare che esistano.

Condotta immorale, sciagure economiche, guai giudiziari, violenze, trasgressioni nell'ambito della sfera sessuale, adulteri, stupri, sterilità, morte, malattia mentale, handicap, origini, alcolismo, tossicodipendenza, aborto, adozione, suicidio, questi sono essenzialmente i "segreti" che tengono legati nonni, zii e genitori.

Tutto ciò che è "innominabile" però, si ripercuote nelle relazioni con le generazioni successive, in altre parole con i figli e i nipoti. Frasi lasciate a metà, atteggiamenti ambigui...inconsciamente i piccoli percepiscono che qualcosa è loro nascosto e, senza esserne consapevoli possono, nel corso della loro vita, mettere in atto comportamenti identici a quelli dei loro parenti stretti.

Da questo, per esempio, derivano anche le devianze, le turbe della personalità, gli insuccessi scolastici.

Non si può ereditare la sofferenza!

Il "segreto" per eccellenza è l'incesto, ma a volte si può tacere anche per motivi meno gravi. Nel caso dell'incesto (o della violenza coniugale) ci sono alcuni segnali inequivocabili legati alla comunicazione non verbale che tradiscono il "segreto" e sono: gli sguardi impauriti, i segni del corpo giustificati con spiegazioni banali che rassicurano tutti (un classico è la scusa di essere caduti dalle scale), oppure il viso arrossato che tradisce vergogna o ancora, l'atteggiamento contratto.

Bisogna saper interpretare questi messaggi perché oggi, a differenza del passato in cui non si osava parlare dell’incesto, si tende a volte ad accusare qualcuno di abuso anche in presenza di indicatori di disagio non specifici. Ad ogni modo, l’azione di tutela nei confronti della vittima, va esercitata sempre e comunque.

Certo, col mutare della società alcuni "segreti" hanno perso un po' della loro gravità, come ad esempio nel caso dell'adulterio, dell'omosessualità o dell'essere ragazze madri, un tempo considerato disonorevole.

Molti terapeuti sono concordi nell'affermare che rivelare "il segreto" non comporta di per sé la guarigione. Occorre elaborare e superare il trauma subìto, non facendosi più carico dei drammi successi in famiglia. Tutto questo si può fare ricorrendo ad esempio allo psicodramma (www.psicodramma.it), alle costellazioni familiari (www.attiliopiazza.org) o alla psicogenealogia (www.associazionelacampana.it).


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26 agosto, 2008

Caratteri generali dello Stalking


Il termine stalking deriva originariamente dal linguaggio tecnico della caccia ed in italiano si può tradurre con la locuzione fare la posta o come braccatura.
In realtà, nell’ultimo secolo, l’accezione si è sempre più estesa verso il senso figurato e familiare del termine intendendo il verbo to stalk come assillare, inseguire, molestare, braccare, ricercare, ma anche in senso più lato seccare, disturbare, perseguitare, fare qualcosa di nascosto cioè coperto da qualcuno o qualcosa.

Benché in letteratura non esista un’univoca definizione di stalking nel corso degli anni se ne sono succedute molteplici tra cui quella di Meloy e Gothard nel 1995 che lo definivano come l’ostinato,malevolo,ripetitivo ed opprimente inseguimento di un’altra persona con minaccia della sua sicurezza. Gli stessi Autori nella definizione clinica segnalavano la presenza di un atto manifesto non desiderato dalla vittima e percepito da questa come molesto.

Nel 1997 Pathè e Mullen adottavano, invece, la definizione di un insieme di diversi comportamenti con cui un soggetto impone ad un altro ripetute intrusioni e comunicazioni quali il pedinare,il sorvegliare,il sostare nelle vicinanze o tentare approcci con la vittima,mentre per comunicazioni si intendono l’invio di lettere e-mail,l’effettuare telefonate, e lasciare messaggi.

Nel 1998 Meoly indicava come stalking la «persecuzione e molestia voluta, ripetuta e malintenzionata, perpetrata nei confronti di una persona che sente così minacciata la sua sicurezza personale».

Sempre nel 1998 Tjaden e Thoennes definirono lo stalking come un insieme di condotte dirette verso una precisa persona che implica un avvicinamento visivo o fisico, una comunicazione senza consenso, minacce o verbali o scritte o implicite, o una combinazione di esse, che comporta una ragionevole paura nella persona per messaggi ripetuti in due o più occasioni.

Sempre nel 1998 in America veniva promulgata una legge specifica, la «Model Antistalking Law»,che indicava come stalli un insieme di comportamenti che comprendevano un avvicinamento fisico ripetuto e/o minacce continue, che si erano verificati per almeno due volte, includevano minacce esplicite o implicite nei confronti della vittima, che erano rivolte verso una persona o i membri della sua famiglia e che causavano alla vittima ed ai suoi familiari intensi sentimenti di angoscia,paura o ansia.

In Italia, nel 2001, Galeazzi e Curci introdussero il concetto di «sindrome dalle molestie assillanti» intendendo con queste «un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti»;si tratta in sostanza di un quadro sintomatico che rimanda ad una patologia della comunicazione e della relazione,quadro che,dunque, mette al centro dell’attenzione la relazione molestatore-vittima.

Sulla scorta delle predette definizioni è possibile indicare genericamente con il termine stalking un insieme di comportamenti8ad es. molestie, minacce, pedinamenti, telefonate indesiderate, ripetute lettere, plurimi messaggi nella posta elettronica ecc.) ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e di controllo,di ricerca di contatto e comunicazione che una persona compie nei confronti di una «vittima» che risulta infastidita e7o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi.

Si tratta quindi di una condotta riferibile ad un modello di comportamento e non invece alle motivazioni ed agli effetti che tale comportamento persegue ed ottiene Sebbene si tratti di un fenomeno che ha iniziato ad interessare gli psichiatri ed i medici forensi intorno alla prima metà degli anni novanta,sia in ambito internazionale che nazionale, a tutt’oggi è spesso ancora celato dalle stesse vittime, mentre è oggetto di studio principalmente da parte di sociologi,medici legali e psichiatri forensi, oltre che delle forze dell’ordine.

Alla base della documentata sottostima del fenomeno in letteratura sono riportate diverse motivazioni fra cui: una ridotta segnalazione data la presenza di condotte di per sé stesse innocue e non oggettivamente illecite o dannose; un comprensibile senso di pudore o riservatezza(dal momento che i predetti comportamenti hanno luogo nel corso di una qualche relazione personale già conclusa); un sentimento di paura o sfiducia per le concrete difficoltà di affrontare e risolvere la campagna di molestie.

Nei molteplici studi eseguiti in tema di stalking sono stati delineati gli elementi costitutivi dello stesso.

Nella sindrome del molestatore assillante è, infatti, possibile distinguere: 1) un attore ovvero il molestatore (stalker), 2) una vittima nei cui confronti lo stalker sviluppa un’intensa polarizzazione ideo- affettiva e verso cui mette in atto una serie ripetuta di comportamenti tesi alla sorveglianza e/o comunicazione e7o ricerca di contatto.

Il molestatore assillante (stalker) è stato classificato in uno studio del 1996 in stalker violento domestico, stalker deluso e stalker seccatore; nel 1998 altri autori segnalavano lo stalker come erotomane, amante ossessivo e semplice ossessivo.
Nel 1999 Mullen et al. Distinsero lo stalker in:
a) rifiuto (si oppone alla fine di una relazione intima con azioni finalizzate a ripristinarla);
b) rancoroso ( compie molestie per vendicarsi di un torto che ritiene di aver subito da parte della vittima);
c) predatore (insegue la vittima, nei cui confronti prepara l’attacco, costituito spesso da una violenza sessuale);
d) corteggiatore inadeguato trattasi del corteggiatore fallito in cerca di patner);
e) cercatore di intimità (aggredisce vittime sconosciute e personaggi celebri di cui è innamorato per istaurare una relazione).
f) Nel 2005 Hege segnalava 3 tipi di stalking rispettivamente quello «emotivo» (Emotional Stalking: trattasi del tipo più comune,perpetrato da ex coniugi, ex fidanzati,ex amanti,ma anche ex pazienti,ex vicini di casa, o ex colleghi:in tutti i casi sussisteva una precedente relazione affettiva interrotta e che non risulta accettata dallo stalker.

In questo caso l’interesse che spinge lo stalker può essere sia positivo ovvero un tentativo di riavvicinamento sia negativo ovvero una vendetta; ne conseguono comportamenti ambigui e paradossali come ad esempio le minacce di morte seguite da invio di costosi regali. In questo gruppo rientrano il «Respinto», il «Bisognoso di affetto», il «Corteggiatore incompetente», il «Predatore») quello «delle celebrità» (Star Stalking: trattasi della persecuzione perpetrata ai danni di persone di una certa visibilità come ad esempio personaggi dello spettacolo,della politica ecc., ad opera di sostenitori o invidiosi.

In questo gruppo rientrano i «Bisognosi di affetto» ed il «Corteggiatore Incompetente»:entrambi ricercano infatti un rapporto idealizzato, concretamente impossibile. Nel caso di stalker spinti da odio e gelosia si sono verificati casi estremi di ferimento o addirittura omicidio della vittima) e quello «occupazionale» (trattasi di un particolare tipo di stalking che inizia sul posto di lavoro che poi sconfina nella vita privata della vittima, ovvero, la motivazione proviene dal mondo del lavoro dove lo stalker ha realizzato, subito o desiderato una situazione di conflitto o persecuzione. L’interesse nello stalking occupazionale è quasi sempre negativo e lo stalker occupazionale più comunemente rientra nella tipologia del «risentito»).

Nella maggior parte dei casi trattasi di soggetti di sesso maschile che non accettano la fine di un rapporto affettivo; in particolare, è stato segnalato in letteratura che è più probabile che gli uomini stalker agiscano nei confronti di una persona con cui hanno avuto in precedenza una relazione intima. Inoltre, è stato segnalato che quanto più la relazione interrotta era stata lunga e seria, tanto maggiori risultano gli atti posti in essere dello stalker ed in particolare l’approccio scelto è maggiormente quello fisico.

Inoltre, si tratta di soggetti di etnia caucasica, di circa 34 anni nel caso di pregresse relazioni intime e di 36 anni e mezzo nel caso di relazioni non intime,con un livello di occupazione inferiore alla vittima prescelta, con una storia affettiva caratterizzata da relazioni intime sfortunate e che solitamente non vive una relazione affettiva al momento della condotta di stalking. Inoltre, è segnalato in letteratura, un pregresso uso di alcol o droghe, pregressi episodi di violenza o maltrattamenti,pregressa diagnosi di malattia mentale o di precedenti penali.
Quanto alla sussistenza di sindromi o disturbi psichiatrici tipici degli stalker non risultano sussistere fattispecie. Di fatto egli soffre spesso di una combinazione di disturbi ma lo stalker può anche essere un individuo sano di mente allo stesso modo di tutti coloro che pongono in essere atti illeciti.

Tra le ipotesi patologiche è indicata l’erotomania e il delirio erotomanico, spesso espressioni di un quadro psicotico più complesso; spesso sono presenti disturbi della personalità (in particolare i quadri border-line, paranoidi e narcisistici).
Gli atti che costituiscono lo stalking sono comportamenti solitamente accettati socialmente e considerati normali, ma che nel caso dello stalking si caratterizzano per invadenza e persistenza nel tempo, causando effetti psicologici sulla vittima e rischio di violenza associato:lo stalker,infatti, agisce con minacce esplicite ed atti di violenza a cose e persone, anche se la maggior parte degli stalker non è violenta.

Tra i predetti atti- comportamenti- sono ricompresi: l’invio ripetuto di regali,fiori,telefonate assillanti o solo squilli,posta assillante e disturbante (bigliettini,lettere, messaggi fax),il pedinamento cibernetico(con ripetuto invio di e-mail ma anche messaggi di messaggeria istantanea sms),gli appostamenti,i frequenti incontri(apparentemente casuali,ma in realtà voluti e ricercati) sul luogo di lavoro della vittima o nelle vicinanze di esso o nei pressi dell’abitazione,gli atti vandalici nella casa o dei beni di proprietà della vittima(come ad esempio il danneggiamento dell’automobile),l’appropriazione della sua posta,l’osservazione della vittima da lontano o il furto di suoi oggetti.

Va sottolineato che non esiste un comportamento o una serie di comportamenti sempre presenti nello stalking.
E’ dunque, se non ogni attenzione indesiderata va interpretata quale atto di stalking e neanche ogni atto persecutorio o molesto, ne consegue che risulta estremamente difficile individuare il momento preciso in cui è possibile identificare il fenomeno come tale.

Perciò, in ogni caso d’ipotetico stalking occorrerà prestare attenzione a tutte le condotte dell’asserita vittima, in particolare alla ripetitività dell’atto subito ed al suo perdurare nonché all’esistenza di una precedente relazione tra molestatore e vittima.

Quanto al numeros minimo di eventi molesti necessari ed all’arco di tempo in cui questi si devono sviluppare per qualificare come stalking una determinata condotta ripetitiva,tra gli studiosi non sussiste accordo.

Su quanto possa durare il periodo in cui la vittima patisce lo stalking, in letteratura è indicato un lasso di tempo variabile; Hall,nel 1998,indicava un periodo compreso tra 1 e 3 anni, mentre i dati della NVAW Survey (National Violence Against Women Survey) segnalavano una durata fino a un anno con un periodo significativamente maggiore nei casi di stalking coinvolgenti persone che avevano una relazione intimas; Aramini segnalava una durata variabile fra 3 settimane e 2 anni; Hege segnalava come parametro minimo una durata di tre mesi.

Quanto alla frequenza degli atti a parere di Pathè e Mullen lo stalking si verifica solo se le intrusioni hanno raggiunto una frequenza di almeno dieci episodi nell’arco di quattro settimane; a parere di Hege,invece, le azioni moleste devono avere cadenza almeno settimanale.

Riguardo al tipo di violenza essa può essere sia fisica (uso di qualsiasi atto teso a far male od a spaventare la vittima:può trattarsi di aggressione fisica grave con ferite che richiedono cure mediche, ma anche di un semplice contatto fisico mirante a spaventare ed a rendere la vittima soggetta al controllo dell’aggressore) che psicologica(rappresentata da una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi,vessatori, con tattiche di isolamento poste in essere mediante ricatti, insulti verbali,colpevolizzazioni pubbliche e private, ridicolizzazioni e svalutazioni continue,denigrazioni ed umiliazioni; di fatto l’aspetto psicologico più grave è l’imprevedibilità dell’aggressione).

I dati riportati in letteratura sono molto controversi: la maggior parte degli stalker non sembrerebbero di indole violenta ed i loro gesti sarebbero per lo più benigni come l’offerta di regali, l’invio di lettere o messaggi lasciati sull’auto o sulla porta di casa,i pedinamenti ecc.; le predette azioni,però, vengono percepite dalla vittima con paura ed è stato osservato che, proprio i ripetuti rifiuti possono portare lo stalker ad assumere comportamenti estremi come minacce esplicite e violenze.

Di fatto, occorre tenere presente, che le azioni dello stalker possono essere percepite in maniera diversa a seconda della vittima ovvero della percezione soggettiva della stessa che risulta direttamente correlata al suo stato culturale:ad esempio un soggetto potrebbe trovare violenta ed intollerabile un’azione che invece un’altra persona potrebbe considerare come una sciocchezza neanche fastidiosa.
Passando ora ad analizzare le caratteristiche della vittima, trattasi nella preponderanza dei casi di soggetti di sesso femminile, con cui lo stalker uomo ha avuto in precedenza una relazione; al contrario, le donne Autrici di stalking per lo più agiscono nei confronti di una vittima con la quale hanno avuto una relazione non intima.

Quanto all’età della vittima nel 1998 Tjaden et al. Identificavano nei giovani adulti compresi nella fascia di età fra i 18 ed i 29 anni, l’obiettivo primario dello stalker; nel 1999 palarea et al. Segnalavano che l’età media della vittima di stalking è di 32. 3 anni nei casi di persone che avevano/hanno avuto una relazione non intima.

Secondo uno studio condotto da Hall et al. Nel 1998, e successivamente è confermato anche da altri Autori, si tratterebbe di donne che non hanno una situazione relazionale stabile al momento dello stalking in particolare meno di ¼ delle vittime è sposata o risposata o convivente. Trattasi di donne il cui livello d’istruzione risulta più elevato di quello dello stalker e nella maggior parte dei casi appartenenti alla razza caucasica.

E’ stato segnalato che una pregressa relazione tra stalker e vittima è un fattore discriminante, ovvero, sono più frequenti le minacce verso la vittima,la violenza verso le persone e verso le proprietà e le minacce effettivamente seguite da violenza rispetto ai casi in cui la vittima non è intima; vi è,inoltre, la ricerca da parte dello stalker di un rapporto più fisico con la vittima anche per il fatto di conoscere il suo stile di vita ed i luoghi frequentati;inoltre,i comportamenti di stalking possono essere alimentati da risposte affettive alla dissoluzione della relazione(collera,gelosia, rifiuto,ecc.) che sono più intense se la relazione è intima.

Non è nemmeno escluso che le vittime dello stalker possano essere più persone appartenenti ad un medesimo gruppo familiare:è il caso di persecuzioni e molestie telefoniche perpetrate contro i coniugi e persino contro i figli della coppia da parte di un ex amico di famiglia, innamorato della donna:sono le cosiddette vittime secondarie ovvero vittime coinvolte nelle molestie senza esserne l’oggetto primario.
E’ inoltre segnalata la tipologia di vittime fittizie.Trattasi di stalker con inversione di ruolo o persone affette da deliri persecutori o da disturbi fittizi propriamente detti o di simulatori che, appunto, simulano per ottenere benefici economici o di altro tipo.

Quanto al profilo sociale la vittima può anche essere un personaggio dello spettacolo, oppure un medico (è il caso del paziente che perseguita il proprio terapeuta), o il caso di un infermiere, un perito, un giudice, un assistente sociale, ma anche un vicino di casa.


Maria Anna Filosa
http://www.diritto.it/art.php?file=/archivio/26391.html

22 agosto, 2008

In ricordo di Stella e Silvia



Silvia Mantovani era una bellissima ragazza di 28 anni di Parma. Sua unica "colpa" fu quella di aver voluto troncare la relazione che aveva con Aldo Cagna. Una relazione burrascosa e violenta durata anni e che aveva visto Silvia ricorrere più volte alle cure dell'ospedale per le percosse ricevute dal fidanzato.

Quattro anni fa Silvia decise di guardare al suo futuro, lasciò Aldo, s’impegnò negli studi e trovò un altro fidanzato. Ma Aldo non voleva far parte del suo passato, non voleva essere un semplice "ex". Voleva continuare a far parte della vita di Silvia, come se gli appartenesse, così iniziò a tormentarla e le giurò che prima o poi l'avrebbe uccisa per averlo lasciato.

Silvia e la sua famiglia presentarono diversi esposti e denunce alle forze dell'ordine nella speranza di ricevere tutela. Tutto inutile.

Una sera di settembre del 2006 Aldo (di famiglia agiata ma con precedenti penali), si appostò davanti alla ditta di pomodori di Martorano, dove la ragazza svolgeva lavori saltuari per mantenersi agli studi (le mancava l'ultimo esame per laurearsi in Medicina)...

Verso le 23 Silvia uscì dal lavoro a bordo della sua Fiat Brava, Aldo la seguì con la sua Panda per un chilometro, poi la tamponò, quindi speronò, finché Silvia si fermò. Allora Aldo scese dalla sua auto, le aprì la portiera della macchina e iniziò a colpirla più volte, al torace e al viso.

La trovarono con le mani appoggiate sul volante, la cintura di sicurezza ancora allacciata, il viso sfigurato e il cuore spaccato da una coltellata. Quel cuore che aveva offerto amore ad Aldo ma che ha trovato solo violenza e ferocia.

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Morte altrettanto terribile quella della povera Stella Katia Palermo, 25 anni di Leca (SV), fidanzata con un uomo violento: Fabio D'Errico, 32 anni. Già in passato Fabio aveva manifestato atteggiamenti violenti e intimidatori nei confronti di Stella, tanto che era stato diffidato da parenti e amici della ragazza a starle lontano. Stella non l’aveva mai denunciato.

Il rapporto tra i due fidanzati era stato da sempre difficile a causa dell'immotivata, ossessiva ed esasperante gelosia di Fabio.

La sera del 4 luglio 2006, Stella era a casa con sua madre quando ricevette la visita di Fabio. Forse in presenza della madre si sentiva più sicura e non poteva prevedere quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Verso le 22 Stella ricevette un sms sul suo cellulare da parte di un amico e questo bastò a far scattare la furia omicida di Fabio.

Afferrò la ragazza e si chiuse in stanza da letto con lei, dove tentò dapprima di strangolarla con il filo per caricare il cellulare, non riuscendoci, la sgozzò con un taglierino. La madre, sentendo le urla della figlia, non riuscendo a entrare nella stanza in suo aiuto, uscì da una finestra laterale e la trovò in una pozza di sangue. Stella morì poco dopo.


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In nessuno di questi due casi è stata emessa la pena dell'ergastolo. In America vige ancora la pena di morte, io non la condivido, ma il carcere di Guantanamo per assassini di questo tipo sarebbe auspicabile.

http://escialloscoperto.blogspot.com

17 agosto, 2008

“Ti amo… da farti morire”


Area Vasta - 25/07/2008 22:18

Si è aperto con la proiezione di un cortometraggio dai tratti angoscianti il seminario "Ti amo... da farti morire" dedicato al fenomeno dello stalking. L'incontro, patrocinato dal comune di Castel Ritaldi, nasce dal disagio sociale della violenza, sempre più frequente e, sembra, sempre meno prevedibile.

Forse gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto protagonista il territorio spoletino hanno spinto il concretizzarsi di questa iniziativa, se non per risolvere, almeno per iniziare a capire. Il filmato racchiudeva il senso profondo dello stalking con una ragazza angosciata dalle molestie ossessive di un'altra persona.

Al convegno è intervenuto il dott. Massimo Lattanzi, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore A.I.P.C.. "Lo stalking - ha spiegato - è una condotta comportamentale particolare. Lo stalker, non dobbiamo pensare che sia un pazzo o un mostro. In genere si tratta di persone normali, che perdono il controllo solo in alcune relazioni sentimentali, vere o inventate che siano"."L'associazione Italiana di Psicologia e criminologia - ha continuato il dott. Lattanzi - è da circa 7 anni che si occupa di questi fenomeni sociali, ma è ancora difficile poter fare un elenco di tutti i comportamenti tipici del presunto colpevole. Ogni caso analizzato porta alla luce nuovi orientamenti dell'atteggiamento. Questa è una realtà che colpisce tutti, - ha evidenziato dando anche qualche cifra - il 20% delle vittime sono uomini, l'80% donne. Uno degli errori più grandi è l'isolamento della vittima, che diventa così ancora più a rischio".

Comprendere il disagio di una vittima è più facile e naturale da capire, pensare che il colpevole possa essere aiutato, non è altrettanto semplice.Il dottore ha quindi riportato un racconto di un paziente: "mi è capitato di parlare con un uomo che aveva tentato di sgozzare la moglie e si era rivolto alla struttura per due motivi, innanzi tutto perché nessuno, neanche lo Stato, si occupa di persone di questo tipo, se non a livello cautelativo, il secondo motivo era perché aveva paura di ricommettere lo stesso reato. Quell'uomo era stato condannato a 6 mesi di reclusione e aveva ricevuto una diffida dal paese dove era successo il fatto e basta. E' qui che si capisce l'importanza della prevenzione e dell'aiuto che si può dare ai presunti colpevoli. Nel caso citato, la reiterazione è probabile, magari con altre modalità o scegliendo un'altra vittima, ma il problema si sposta, non si elimina. La prevenzione è necessaria per rendere consapevoli tutti, uomini e soprattutto donne, quali sono i comportamenti che non è giusto subire e che non vanno considerati normali".

Gli stalker, solitamente, secondo quanto evidenziato nel corso del convegno, portano dentro di loro un disagio che insanamente li porta a vivere i rapporti interpersonali, specie quelli sentimentali, in maniera ossessiva, pretendendo un pieno controllo sul partner. Il 5% dei colpevoli ha tentato il suicidio, molti soffrono di attacchi di panico, flash back notturni, incubi. Una grande percentuale ha subito un distacco o un lutto che non è riuscito ad elaborare.

E a livello locale? "In Umbria i casi di stalking - ha sottolineato il dottor Lattanzi - sono il 9% su un'incidenza del 20%. Ma c'è una percentuale oscura, che non ci perviene solo perché la vittima non sporge denuncia. Nell'80% dei casi la vittima conosce il suo persecutore e nel 55% dei casi si tratta di un parente". La funzione delle forze dell'ordine in questo tipo di reati è molto importante, anche se per lo stalking, proprio perché non si manifesta necessariamente con atti i violenza fisica, gli agenti spesso devono arrendersi, perché se non scatta le denuncia, non possono procedere. L'auspicio emerso dal convegno, quindi, è che anche la normativa con il tempo cambi e che ci sia il riconoscimento per questo tipo di reati, altrettanto devastanti, per la procedura d'ufficio.

Al tal proposito è in previsione l'apertura, proprio nel comune di Castel Ritaldi, di un centro che si occupi di questa problematica, molto più diffusa di quanto uno possa immaginare. Un centro che sostenga le vittime, che si occupi dei colpevoli, ma soprattutto che sia capace di fare un'assidua e costante campagna di prevenzione.

(Valentina Ballarani) http://www.tuttoggi.info/articolo-7618.php

15 agosto, 2008

Coppie sempre più in crisi: impennata di divorzi



Roma, 6 agosto 2008 -
Nel 2006, in Italia, sono diminuite le separazioni (80.407, -2,3%) mentre sono aumentati i divorzi (49.534, +5,3%). Lo comunica l'Istat che sottolinea la continua tendenza alla flessione per le separazioni osservata nel 2005 (-1,1% rispetto al 2004). Entrambi gli eventi sono però notevolmente aumentati nell'ultimo decennio: rispetto al 1996, le separazioni hanno avuto un incremento del 39,7% e i divorzi del 51,4%.



La dinamica opposta delle separazioni e dei divorzi, spiega l'Istat, può essere in parte riconducibile alla costante diminuzione del numero di matrimoni celebrati nell'ultimo decennio, di cui cominciano a risentire l'effetto proprio le separazioni. I divorzi, che dalle separazioni derivano a distanza di almeno tre anni, sono invece ancora influenzati dalla fase crescente registrata nelle separazioni fino al 2004. Le separazioni consensuali, nel 2006, sono state 68.820 (l'85,6% del totale) e i divorzi 39.012 (78,8%). I tassi generici di diffusione dei due fenomeni sono del 5,4 per le separazioni e del 3,3 per i divorzi ogni mille coppie coniugate.



Il tasso maggiore di separazioni e divorzi si registra al Nord: 6 separazioni e 4,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate contro 4,3 separazioni e 2,1 divorzi nel Mezzogiorno. A livello regionale, la Liguria è in testa (7,5 separazioni e 5,1 divorzi ogni 1.000), seguita da Lazio (7,4 separazioni e 3,9 divorzi ogni 1.000) e Valle d'Aosta (6,7 separazioni e 5,6 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate). Valori più bassi in Calabria (3,1 separazioni e 1,8 divorzi) e Basilicata (3,2 separazioni e 1,5 divorzi).



Il 70,6% delle separazioni e il 60,1% dei divorzi hanno riguardato coppie coniugate con figli avuti durante il matrimonio. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati 98.098 nelle separazioni e 46.586 nei divorzi. Oltre la metà (52,8%) delle separazioni e oltre un terzo (37,1%) dei divorzi provengono da matrimoni con almeno un figlio minore di 18 anni. Il numero di figli minori implicati nei casi di conflitto coniugale nel 2006 è stato 63.256 nelle separazioni e 23.940 nei divorzi.



Aumenta la pratica dell'affidamento condiviso dopo l'entrata in vigore della nuova legge che prevede che nei casi di divorzio e separazione questo istituto sia la regola mentre l'affidamento esclusivo ad un genitore costituisce l'eccezione a cui ricorrere con provvedimento motivato soltanto se lo sia necessario per l'interesse del figlio. Nel 2006, è stato applicato nel 38,8% degli affidamenti a seguito di separazione e nel 28% in quelli relativi ai divorzi.



Il dato, specifica l'Istat, è riferito a soli 9 mesi dall'entrata in vigore della legge. Infatti, scorporando i dati 2006 per singolo trimestre, l'Istituto evidenzia la progressiva entrata a regime della nuova normativa, con un "costante incremento del ricorso all'affidamento condiviso": dal 20,2% registrato nel primo trimestre al 54,4% nel quarto trimestre nei procedimenti di separazione e, rispettivamente, dal 15,2% al 40% in quelli di divorzio. "I primi dati provvisori relativi all'anno 2007 - dice l'Istat - confermano questo andamento, in quanto la quota di figli minori in affidamento condiviso si attesta al 71,5% nelle separazioni e al 51% nei divorzi".



Nel 2006, i figli sono stati affidati alla madre nel 58,3% dei casi di separazione e nel 67,1% dei divorzi, soprattutto nel Mezzogiorno. La custodia esclusivamente paterna è pari al 2,4% negli affidamenti a seguito di separazione e al 4,2% nei procedimenti di divorzio. L'affidamento a terzi interessa meno dell'1% dei bambini. L'affidamento condiviso è, invece, più diffuso nel Nord e nel Centro, dove, negli anni precedenti all'introduzione della legge, la tipologia di affidamento congiunto o alternato era più frequente rispetto al resto del Paese. Nel 2006, gli affidamenti condivisi interessano il 49,6% dei casi di separazione, superando quello esclusivo alla madre, e il 32,7% dei casi di divorzio. Si tratta di valori "sensibilmente maggiori", conclude l'Istat, di quelli rilevati nel Mezzogiorno (rispettivamente 21,4% e 17,5%).


http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/06/109832-coppie_sempre_crisi_impennata_divorzi.shtml