
Dei fenomeni di molestia grave, oltre allo stalking, è stato circoscritto alche il GASLIGHTING (tratto dal sito: http://www.mentesociale.it/criminologia/gasllighting.htm):
“
C’è una violenza che non ha scoppi d’ira, al contrario, è muta, insidiosa, fatta di silenzi ostili alternati a motti pungenti. E’ una forma d’abuso antica, perpetrata in modo particolare tra le “sicure” mura domestiche, che lascia profonde ferite psicologiche. Con il presente contributo ho voluto fornire una panoramica generale sugli aspetti psicologici del gaslighting e, in maniera particolare, analizzare l’aspetto giuridico del fenomeno, cercando di offrire indicazioni operative alle vittime di tale condotta.
Gli aspetti psicologici del gaslighting: Il Gaslighting è una tecnica di crudele ed infida manipolazione mentale. Il termine è derivato dal titolo del film “Gaslight” (1944) del regista americano Georg Cukor, uscito in italiano con il titolo di “Angoscia” e tratto dalla pièce teatrale “Angel Street” di Patrick Hamilton (1938), rappresentata in Italia con il titolo “Via dell’angelo” o “Luce a gas”. Si tratta di un melodramma psicologico che narra della vita matrimoniale tra un uomo affascinante ed una bellissima donna. Dopo un periodo felice il rapporto si incrina ed il marito, con una diabolica ed artificiosa tecnica psicologica, alterando le luci delle lampade a gas della casa, spinge la moglie sull’orlo della pazzia. Solo l’intervento di un detective riuscirà a ristabilire la verità, scoprendo che il marito della vittima è uno psicopatico criminale.”
Posto che l'inquadramento più frequente del GASLIGHTING è tra le mura domestiche, non è difficile ipotizzare che chi è capace di metterlo in atto possa adottarne le tecniche, ove se ne presenti l'occasione, anche in altri contesti.
Cosa fare per poter aiutare le vittime di questi soggetti?
La prima cosa utile è l'informazione.
Immaginate una vittima che, una volta resasi conto della situazione in cui si trova, pensi alla possibilità di reagire: come fa a spiegare tutto questo? A chi lo potrà spiegare? Ha denaro e disponibilità di tempo a sufficienza per potersi far aiutare da professionisti? Sarà compresa?
Le sue possibilità aumenteranno proporzionalmente alla conoscenza di questi fenomeni nelle persone a cui si rivolgerà.
Anche per questo è stata creata una guida per gli operatori di Polizia, affinchè possano meglio riconoscere il fenomeno e gestire il contatto con le potenziali vittime di questi fenomeni (http://poliziadistato.it/articolo/10144-Stalking_dalla_Polizia_un_aiuto_per_vittime_e_operatori).
Generalmente, va aggiunto, il contesto (quasi sempre controllato dal molestatore) difficilmente potrà aiutare la vittima in maniera efficace.
Paura di problemi, indifferenza, pregiudizi, opera di diffamazione e manipolazione del gruppo da parte del molestatore, sembreranno alla vittima un muro invalicabile. Non va dimenticato che la stessa vittima, nella maggior parte dei casi, è una persona confusa e molto indebolita psicologicamente dal molestatore.
Se ricevete richieste di aiuto (che sono spesso “cifrate” e quindi non esplicite), offrite supporto. Anche il semplice ascolto e lo sforzo di comprensione posso fare, soprattutto all'inizio, moltissimo.
Chi chiede aiuto, del resto, ha già superato la fase di aver preso coscienza di essere vittima di uno di questi fenomeni, ma sente di trovarsi di fronte ad un problema enorme ed impalpabile, ramificato: un muro spesso e difficilmente sormontabile.
Se possibile, indirizzate queste persone a chiedere l'ausilio di professionisti: psicologi, avvocati, forze di polizia, centri di ascolto. Esortatele a documentarsi, anche in modo empirico, almeno inizialmente. Spesso queste persone non sanno nemmeno (o non si rendono pienamente conto) di essere vittima di qualcosa che è stato inquadrato, studiato, e magari anche punito dalla legge.
E' auspicabile un inquadramento normativo, credo, che punisca anche questa varietà di comportamenti la cui soluzione più efficace, nella fase iniziale, sembra essere proprio quella dell'auto-aiuto, e soprattutto dell'aiuto di chi ha contatti con la vittima, onde attivare poi una vera reazione che possa portare a interventi esterni, anche di tipo giudiziario.
La parte più difficile del viaggio è uscire dalla porta.
Nicky Persico
http://lightonstalking.blogspot.com/search?zx=afb02d62e26cabcb